fbpx
0668806275 | 347 0704016 | 3395735545
info@studiolegalegalloneurso.it

Blog

Gli ultimi aggiornamenti sul diritto e sulla Professione

Licenziamento per abuso dei “permessi” o “congedi”

Licenziamento per abuso dei “permessi” o “congedi”

La Legge n.104/1992 consente di godere di tre giorni di permesso mensili per prestare assistenza al soggetto portatore di handicap “grave” ai sensi dell’art. 3 comma 3. Inoltre, sempre per l’assistenza di tali soggetti in condizione di handicap grave, la legge consente la possibilità di godere di un periodo di congedo retribuito. A differenza del passato, oggi, – complice l’abuso che spesso se ne è fatto, – le aziende sono molto più attente nell’effettuare i controlli sui dipendenti che utilizzano tali permessi o congedi. Proprio negli ultimi tempi si è assistito ad una impennata del numero di licenziamenti per giusta causa adottati per l’abuso di tali strumenti di assistenza. In realtà molti lavoratori non sono a conoscenza della reale portata di tali strumenti e spesso il licenziamento arriva del tutto inaspettato, mentre il lavoratore è convinto di stare agendo in modo perfettamente legittimo. Ciò accade perché le aziende, sempre più numerose, si avvalgono di agenzie di investigazioni che pedinano il dipendente durante la fruizione di tali permessi o congedi, offrendo poi le risultanza dell’attività investigativa al datore di lavoro, il quale procede poi al licenziamento. Occorre sapere che l’attività investigativa svolta da queste agenzie investigative è considerata pienamente legittima senza che venga in rilievo alcuna lesione della privacy. Il problema principale, più volte affrontato dal nostro studio, concerne il tipo di assistenza e soprattutto il tempo da dedicare al portatore di handicap grave nel momento in cui si richiedono tali benefici. In più, occorre sapere che per quanto concerne i congedi retribuiti, la normativa è molto stringente, occorrendo la coabitazione continua. Per tutto il periodo di congedo retribuito il dipendente deve effettivamente sempre convivere nella stessa abitazione con il soggetto da assistere. Non è consentito, ad esempio, prestare assistenza durante il giorno e poi rientrare nella propria abitazione per trascorrere la notte e viceversa. La coabitazione deve essere continua, senza alcuna interruzione. La Cassazione ha chiarito che è consentito abitare in due appartamenti diversi soltanto se questi insistono nello stesso palazzo e dunque hanno lo stesso numero civico. Inoltre, durante il congedo non è possibile dedicarsi ad altre attività che non siano orientate all’assistenza al soggetto portato di handicap grave. Ciò non significa che non possa esserci alcun allontanamento. E’ possibile allontanarsi per brevi periodi, purché tale allontanamento, o la diversa attività svolta, siano comunque collegate alla prestazione di assistenza nei confronti del beneficiario. La Suprema Corte da qualche anno segue un orientamento molto severo e  restrittivo, ritenendo pienamente giustificato il licenziamento del dipendente che durante il congedo straordinario retribuito si dedichi ad attività personali, come ad esempio andare a fare shopping, andare in palestra, praticare sport, uscire con amici. In altre parole, soprattutto con riferimento al congedo straordinario retribuito occorre sapere che oltre alla coabitazione continua, occorre anche che la prestazione di assistenza sia assiduamente rivolta al soggetto portatore di handicap grave, durante tutto l’arco della giornata, non essendo possibile ritagliarsi spazi personali che nulla abbiano a che vedere con l’assistenza per la quale il congedo è stato concesso.

Se avete un problema simile o non esitate a contattarci per una consulenza personalizzata.

Lascia un commento